L'aumento

L'aumento costituisce una caratteristica del tutto particolare della lingua greca nell'ambito delle lingue indoeuropee. Nel corso dei secoli immediatamente precedenti l'età classica il greco introdusse gradualmente l'aumento allo scopo di connotare il valore di azione passata nelle forme verbali dell'imperfetto, dell'aoristo indicativo e del piuccheperfetto, anticipando una alla forma verbale vera e propria.

Prendiamo ad esempio il verbo μανθάνω = io imparo; in origine la 1a persona singolare dell'imperfetto attivo era μάνθαν–ον = io imparavo e la 1a persona dell'aoristo indicativo era μάθ–ον = io imparai. Nel dialetto attico le forme corrispondenti sono invece rispettivamente ἐ–μάνθαν–ον ed ἔ–μαθον.

I poemi omerici costituiscono la più chiara testimonianza di questa innovazione, facendo coesistere forme di imperfetto e di aoristo indicativo ancora prive di aumento con altre forme fornite di aumento.

Un esempio abbastanza evidente di questa alternanza, condizionata da esigenze metriche, è costituito dal v. 2 del 1° libro dell'Odissea:

    πλάγχθη, ἐπεὶ Τροίης ἱερὸν πτολίεθρον ἔπερσε

    vagò, dopo che ebbe distrutto la sacra roccaforte di Troia

dove πλάγχθη è aoristo indicativo senza aumento, mentre ἔπερσε presenta l'aumento.

In sede di analisi dei testi greci, la presenza dell'aumento può rendere più complessa l'individuazione e la ricerca del lemma, proposto dai vocabolari nella 1a persona singolare del presente indicativo.

Per risalire correttamente al lemma in vista della ricerca sul vocabolario, saranno da tener presenti le seguenti indicazioni:

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