Metrica greca e latina - Esametro dattilico

Si tratta forse del verso più utilizzato nella poesia antica sia greca che latina. Basti tener presente che questo è il verso caratteristico dell'epica (Omero, Esiodo, Apollonio Rodio, Ennio, Lucrezio, Virgilio, Ovidio, ecc..) e dell'elegia (Archiloco, Mimnermo, Solone, Catullo, Tibullo, Properzio, Ovidio) dove si alterna al pentametro dattilico per formare il distico elegiaco. Nell'ambito della letteratura latina l'esametro fu anche il verso della Satira (ultimi libri di Lucilio, Orazio, Persio, Giovenale).

Ecco lo schema metrico dell'esametro dattilico:

ˉˉˉ˘˘ˉˉˉ˘˘ˉˉˉ˘˘ˉˉˉ˘˘ˉˉˉ˘˘ˉˉ˘

Il termine esametro (dal gr. ἕξ = sei + μέτρον = misura, piede) dattilico suggerirebbe una sequenza di sei dattili. In realtà un esametro dattilico è costituito da 5 dattili e da un piede finale costituito da due sillabe, la prima delle quali è sempre lunga, mentre la seconda può essere indifferentemente lunga o breve. Come dire che l'ultimo piede non è mai un dattilo, ma è uno spondeo ˉ ˉ o un trocheoˉ ˘.

Si potrebbe anche dire che l'esametro dattilico è di per sé catalettico. Vale la pena di ricordare a questo proposito che in tutti i tipi di verso la quantità dell'ultima sillaba è indifferentemente lunga o breve, visto che la durata dell'ultima sillaba non può avere effetti sul ritmo del verso che ormai si è già concluso.

Si noterà inoltre che i primi 5 piedi dello schema non sono rappresentati da semplici dattili ˉ˘˘, come suggerirebbe l'aggettivo dattilico. Ciascuno dei primi 5 piedi può infatti essere costituito indifferentemente da dattilo o da uno spondeo. Questo significa che il numero totale delle sillabe di un esametro può variare da un minimo di 12 (quando in tutte le sedi è presente uno spondeo; in tal caso l'esametro è definito olospondaico) a un massimo di 17 (quando in tutte le sedi è presente un dattilo; in tal caso l'esametro è definito olodattilico).

È piuttosto raro l'esametro con spondeo in 5a sede (in tal caso si parla di esametro spondaico).

Le possibili successioni di lunghe e brevi, nelle varie combinazioni di dattili-spondei, sono 32 (25); se poi si vuole tener conto anche dell'ultima sillaba (lunga o breve) le possibili successioni saranno adirittura 64 (26).

Queste caratteristiche fanno sì che l'esametro dattilico sia il verso più impegnativo da analizzare. Esclusi i casi di esametro olospondaico e olodattilico, in cui l'assegnazione del valore di lunga o breve è obbligato in tutte le sillabe, in tutti gli altri casi sarà necessario stabilire correttamente in base ad analisi prosodica il valore delle singole sillabe, ad eccezione della prima e della penultima, che sono comunque lunghe. Se per esempio un esametro risulta composto di 13 sillabe, potremo naturalmente dedurre che è costituito da un dattilo e da 5 spondei. Ma solo l'analisi prosodica ci permetterà di stabilire quali siano le due sillabe brevi consecutive che costituiscono il dattilo: in teoria potrebbero essere tutte, escluse appunto la prima e la penultima.

L'esametro dattilico non prevede cesure strutturali, cioè pause obbligate in sedi fisse (a differenza di quanto accade per esempio nel pentametro): il ritmo di questo verso è anzi il risultato della successione ininterrotta delle sillabe lunghe e brevi di cui è composto. Si deve tuttavia tener presente che una recitazione espressiva, come doveva essere quella dei rapsodi e dei poeti antichi, certamente non poteva ridursi alla meccanica emissione di sillabe ritmicamente scandite come il battere di un metronomo. Basti pensare all'esecuzione di un brano musicale condotta sul ritmo meccanico del metronomo: sarebbe probabilmente la peggiore interpretazione possibile, certamente la meno espressiva. La struttura del periodo e la necessità di conferire naturalezza alla recitazione dovevano suggerire l'opportunità di far sentire, in molti casi, delle brevi pause tra la fine di una parola e l'inizio della parola successiva. Tali pause non dovevano comunque essere vistose al punto da interrompere l'unità ritmica del verso.

Nella tradizione dei metricologi sono state individuate nell'esametro 5 posizioni preferenziali in cui tali pause sarebbero statisticamente più probabili e sulla base di tali posizioni sono stati assegnati dei nomi a quelle che, comunemente, vengono chiamate cesure. Per saperne di più sulla tradizione scolastica in fatto di cesure dell'esametro, visita le pagine specifiche.

Personalmente sono convinto che nella recitazione dell'esametro i rapsodi antichi non si chiedessero in quale posizione collocare la cesura o le cesure di un determinato esametro e se si trattasse di volta in volta di tritemimera o eptemimera, ma cercassero piuttosto di conferire espressività e naturalezza alla recitazione anche facendo sentire delle piccole pause all'interno del verso, nei punti più indicati dalla struttura del periodo e dai nessi semantici e sintattici tra le singole parole.

Ecco qualche esempio costituito dall'incipit di alcuni dei più celebri poemi dell'antichità classica:

Letteratura greca

Letteratura latina

Testi poetici in esametri dattilici con recitazione metrica

Omero - Iliade I 1-32

Omero - Glauco e Diomede (Iliade VI 119-149)

Omero - Odissea (Iliade - Inizio del poema (Od. I 1-21)

Alcmane - Fr. 26 P (esametri puri)

Saffo - Fr105a

Lucrezio I 1-43

Lucrezio I 62-79

Lucrezio I 951-987

Lucrezio II 1-61

Lucrezio III 1-30

Lucrezio III 31-86

Lucrezio IV 1-25

Lucrezio V 1-21

Catullo LXIV 132-201

Virgilio - Georgiche I 118-146

Virgilio - Georgiche II 458-542

Virgilio - Georgiche IV 485-503

Virgilio - Eneide I 1-33

Virgilio - Eneide IV 584-599

Orazio- Epistulae I 11

Ovidio- Metamorfosi I 89-112