Metrica greca e latina - I piedi

Fin dall'antichità il termine piede (greco πούς, ποδός, ὁ, latino pes, pedis) fu utilizzato per definire una sequenza di sillabe lunghe o brevi che, nella percezione ritmica di un brano poetico, si può considerare come cellula costitutiva non ulteriormente divisibile. Qualcosa di simile, salve naturalmente le debite differenze, a quello che sono per noi oggi le battute o misure di un brano musicale. Il termine prende certamente origine dal fatto che nell'esecuzione dei brani poetici recitati o cantati, almeno in certe situazioni, il ritmo doveva essere messo in evidenza dal fatto che l'esecutore batteva il piede nella sillaba iniziale di ogni cellula ritmica, corrispondente a quello che noi chiameremmo tempo forte. Tutta la terminologia utilizzata dagli antichi greci e latini, talvolta tuttora in uso, sembra confermare questa pratica: anche noi parliamo di tempo in battere in contrapposizione al tempo in levare; i greci usavano i termini, poi passati anche alle nostre lingue, di θέσις (appoggiatura, collocamento) e ἄρσις (sollevamento); i romani parlavano di ictus (colpo). Una testimonianza esplicita in tale senso ci viene dallo Scolio all'orazione Contro Timoteo di Eschine (§ 126): καὶ νῦν δὲ οἱ αὐληταὶ ὑποπόδιον διπλοῦν ὑπὸ τὸν δεξιὸν πόδα ἔχοντες, ὅταν αὐλῶσι, κατακρούουσιν ἅμα τῷ ποδὶ τὸ ὑποπόδιον, τὸν ῥυθμὸν τὸν αὐτὸν συναποδιδόντες... e anche adesso i suonatori di aulo avendo uno sgabello doppio sotto il piede destro, quando suonano battono assieme al piede lo sgabello, rendendo lo stesso ritmo.

Già i metricologi antichi identificarono ed etichettarono con diversi termini oltre una ventina di diversi piedi, costituiti da un numero variabile di sillabe (da un minimo di due ad un massimo di quattro). Osservando l'elenco completo si noterà che la durata complessiva dei diversi piedi varia di molto: si va dal minimo costituito da due unità di tempo del pirrichio, (due brevi), ad un massimo di sette unità di tempo per gli epitriti, risultanti tutti, nelle diverse combinazioni, di tre sillabe lunghe e una sillaba breve.

Naturalmente isolare dei gruppi all'interno di una sequenza più ampia costituisce in sé un'operazione soggettiva e in quanto tale discutibile, soprattutto nei casi in cui l'alternanza delle sillabe lunghe e brevi non segue nessuna regolarità apparente. Fortunatamente però nei metri della poesia recitata l'alternanza è abbastanza regolare, il che ci permette di condividere in gran parte la tradizione scolastica che si rifà alla trattatistica dei metricologi antichi.

Negli schemi metrici dei versi recitati più comunemente in uso i piedi che capita di incontrare più spesso sono i seguenti:

Nome Schema Trascrizione ritmica Unità ritmiche
Trocheo
ˉ˘
♩♪
3
Giambo
˘ˉ
♪♩
3
Spondeo
ˉˉ
♩♩
4
Dattilo
ˉ˘˘
♩♪♪
4
Anapesto
˘˘ˉ
♪♪♩
4